Luigi Zingales — In una certa misura, il quadro che abbiamo descritto resta pertinente. Alcune imprese dominanti continuano a cercare di influenzare la regolamentazione per limitare la concorrenza e proteggere le proprie posizioni.
Prendiamo l’esempio di OpenAI. Era un’azienda piuttosto liberale; ma dall’elezione di Trump, ha cercato di avvicinarsi a lui e ha iniziato a sostenere una regolamentazione più severa, il che, in pratica, significa norme che possono rendere più difficile l’ingresso nel mercato per nuovi concorrenti.
Il governo statunitense è oggi “catturato” dalle grandi imprese tecnologiche. Benché fosse già il caso sotto l’amministrazione precedente, credo che sotto Trump sia cambiata profondamente la natura del rapporto tra le imprese private e il potere pubblico.
Pochi giorni dopo il rapimento di Maduro a gennaio, abbiamo assistito a un evento piuttosto insolito: il presidente ha convocato gli amministratori delegati delle grandi compagnie petrolifere per incoraggiarli a investire in Venezuela. Allora, uno di loro — il CEO di Exxon —, avendo dischiarato che non vi era alcun interesse è stato umiliato pubblicamente. Questo tipo di comportamento non è caratteristico di un governo tradizionale.
L’industria petrolifera è ancora molto potente sotto Trump: basta guardare il modo in cui ha preso il controllo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA). Tuttavia, non si può comprendere il presidente statunitense unicamente attraverso la lente classica della cattura regolatoria. Oggi a questa si aggiunge una dimensione di paura.
Staremmo quindi assistendo a un fenomeno di cattura inversa, in cui il settore privato non cerca più di influenzare la politica per servire i propri interessi, ma in cui sono le grandi imprese a essere requisite dal potere pubblico?
Nel 2017 ho proposto di classificare i regimi politici in funzione dell’equilibrio tra due fonti di potere: il potere economico privato e il potere statale. Un sistema sano si fonda su un equilibrio “Goldilocks” 2: lo Stato non è troppo debole rispetto alle imprese, e queste non sono nemmeno in grado di plasmare le regole a proprio vantaggio.
Quando il potere economico può trasformarsi in potere politico — e viceversa — emerge ciò che ho definito il “circolo vizioso dei Medici” 3: il denaro viene utilizzato per acquisire potere politico e, successivamente, il potere politico viene impiegato per aumentare le rendite economiche.
Si tratta di un meccanismo auto-rinforzante, che lega l’accumulazione di capitale economico all’influenza politica.
Oggi stiamo passando da un sistema di lobbying diffuso, in cui le imprese influenzano le regole per proteggere i propri interessi, a qualcosa che assomiglia di più alla situazione vissuta dai grandi gruppi indonesiani sotto la dittatura di Suharto: il potere politico non viene utilizzato per disciplinare le imprese, ma per esercitare ritorsioni contro di esse e per estrarne risorse. Dall’inizio del suo secondo mandato, si stima che Trump e la sua famiglia abbiano guadagnato quattro miliardi di dollari sfruttando le leve della Casa Bianca
L’amministrazione Trump ha scoperto che è molto più facile esercitare il potere in modo vago e intimidatorio — così che nessuno sappia con chiarezza ciò che gli è consentito fare.
Luigi Zingales

Questa erosione della fiducia indebolisce la posizione internazionale degli Stati Uniti?
Nel breve periodo, gli Stati Uniti conservano un vantaggio: non esiste un’alternativa credibile al loro ruolo. Se esistesse, i capitali si sposterebbero di conseguenza. Lo stesso vale per il dollaro: forse non si ha piena fiducia in esso, ma allo stesso tempo non si può puntare tutto sul franco svizzero.
Paradossalmente, il fatto che abusino della loro posizione dominante rende gli Stati Uniti ancora più centrali, in assenza di alternative. Ma nel lungo periodo, se emergerà un’altra opzione credibile, questa prevarrà.
Il soft power è qualcosa che richiede molto tempo per essere costruito, ma che può essere distrutto molto rapidamente. Mia madre amava gli americani perché avevano liberato il nord Italia: fu il giorno più bello della sua vita. Non sono sicuro di poter trasmettere questo sentimento ai miei figli.
Se l’equilibrio tra potere politico e potere economico si rompe, dove può essere ristabilito? Se lo Stato diventa instabile o intimidatorio, le imprese possono diventare un contropotere istituzionale?
Certamente — ed è qualcosa che diventa particolarmente urgente.
Innanzitutto, bisogna ricordare un fatto spesso sottovalutato: negli Stati Uniti, circa il 60% delle famiglie possiede azioni, in particolare attraverso i piani pensionistici 401(k). I cittadini dispongono quindi, in linea di principio, di una reale leva sul comportamento delle imprese. Che ne siano consapevoli o meno, costituiscono una base azionaria diffusa, quasi “collettiva”. Di conseguenza, la governance d’impresa dovrebbe logicamente allinearsi a questa sociologia democratica del capitale.
Questo allineamento oggi non avviene, perché pochi gestori di asset concentrano un enorme potere di voto, senza una reale legittimità democratica — né interna nei confronti degli investitori, né esterna nei confronti della società.
Eppure, i compromessi tra valore finanziario e valori — ambientali, sociali, politici — non sono decisioni puramente tecniche: sono decisioni morali e politiche. Non possono essere lasciate a una ristretta élite manageriale, ma dovrebbero essere sottoposte a procedure democratiche.